I libri di Amanda Knox e di Raffaele Sollecito sotto processo in Italia




Sommario

Il Giudice Hellmann ha rilasciato Amanda Knox e Raffaele Sollecito nel tardo 2011, probabilmente illegalmente, dato che il loro processo legale non era ancora terminato. 

Entrambi sono partiti per gli Stati Uniti. Hanno scritto entrambi dei libri profondamente disonesti, per enormi somme di denaro, sulla giustizia italiana e riguardo alle solide prove e agli ufficiali di giustizia che hanno condotto le indagini e li hanno perseguiti. 

Nessuno, in Italia, ha mai controllato se quei libri, pubblicati SOLO in inglese, dicevano davvero la verità. Dozzine di persone per bene sono state accusate di crimini, ma nessuno ha mai contattato quelle persone per verificare se ciò che veniva detto su di loro corrispondeva alla verità.

Queste persone possono finalmente leggere il libro della Knox e di Sollecito in italiano. La Knox e Sollecito sono entrambi sotto processo, in questo momento, nel tribunale di Firenze a causa delle miriadi di maligne diffamazioni contenute in quei libri.

La truffa dell’interrogatorio della Knox

Quì c’è una sintesi attendibile di ciò che realmente successe ad Amanda Knox, alla questura di Perugia la notte del 5-6 novembre 2007. E’ basata su molte giornate di testimonianze del processo del 2009, durante le quali la Knox é rimasta seduta senza dire una parola. Quì in fondo c’è un link della versione disonesta della Knox.

Il Capo Ispettore Rita Ficarra testimoniò di essere tornata alla stazione di polizia tardi, il 5 novembre, e di essersi imbattuta nella Knox che faceva una ruota, bloccandole la strada.

Rimprovera la Knox, che risponde con impazienza di essere stanca dell’indagine. Rita Ficarra dice alla Knox di andare a casa e dormire un po’. La Knox rifiuta, con un tono irritato e rimane lì.

Poco dopo, la Ficarra suggerisce alla Knox che se davvero desidera fornire aiuto, può aggiungere alla lista dei possibili sospetti gli uomini che Meredith conosceva e che erano stati in casa.

Come gli stessi team delle difese riconoscono durante il loro contro interrogatorio degli ispettori chiave, che si trovavano lì quella notte, si trattava di una sessione informale di ricapitolazione/sintesi, un semplice controllo dei fatti con qualcuno che avrebbe potuto, o meno, essere d’aiuto.

Si sarebbe potuto svolgere all’angolo di una strada o in casa, con un solo ufficiale. Non si trattava dell’interrogatorio di un testimone o di un sospetto.

La Knox acconsente con entusiasmo. Quindi, iniziano a lavorare sulla lista.

Tutto va a rilento a causa dei problemi linguistici, finché non arriva un’interprete, Anna Donnino. In totale, sono presenti dolo la Knox e quattro altre persone (tre delle quali donne.)

La Knox imbastisce una lista di sette persone e aggiunge le loro posizioni sulla mappa e i numeri di telefono (collocati ben visibilmente), procedendo in modo calmo. Questi erano i nomi: Peter Svizzero, Patrick, Ardak, Juve, Spiros, Shaki e “un sudafricano [Guede]” che giocava a basket vicino alla casa.

In diversi momenti durante il pomeriggio, la Knox riceve rifocillamenti. Nessuno alza mai la voce, né vengono negate delle pause per andare in bagno.

L’Ispettore Napoleoni e una coppia di colleghi stanno cercando di ricevere informazioni sui fatti da Sollecito in un’altra ala. Quando gli vengono fatte notare le discrepanze tra ciò che aveva detto e ciò che mostravano le registrazioni del suo telefono, Sollecito ritratta e dichiara che la Knox è uscita da sola e lo ha fatto mentire. 

La Knox viene gentilmente informata di tutto ciò e nessuno verbalizza alcuna reazione immediata. Gli avvocati difensori della Knox non toccano minimamente quest’argomento durante il contro interrogatorio.

Improvvisamente, sorprendendo profondamente tutti i presenti, la Knox ha un attacco di urla (il primo di diversi attacchi quella notte) e si stringe la testa tra le mani quando le fanno notare un messaggio che aveva negato di aver mandato, in cui diceva che avrebbe visto quella persona più tardi.

La Knox spiega che si tratta di Patrick, una persona di cui non avevano mai sentito parlare, mentre grida un fiume di accuse. Così come viene descritto nel processo, si fecero molti sforzi per cercare di calmare la Knox.

Nonostante l’avessero avvisata di non procedere senza un avvocato, la Knox insistette per verbalizzare una dichiarazione nella quale afferma di essere uscita per vedere Patrick quella notte, dopo che lui le aveva inviato un messaggio. Accusa Patrick di aver ucciso Meredith.

La Knox viene messa in attesa, le vengono forniti altri rifocillamenti e vengono sistemate alcune sedie per permetterle di mettersi a suo agio e far sì che possa cercare di dormire un po’.

Si tenne una seconda sessione, conclusasi alle 5:45, intesa esclusivamente come una lettura formale della situazione legale della Knox e dei sui diritti a un avvocato, alla quale presiedette il Dr. Mignini.

Nonostante l’avessero nuovamente avvisata di non agire senza un avvocato, e che non poteva fare alcuna domanda, la Knox insistette comunque per rilasciare delle dichiarazioni spontanee che culminarono in un secondo verbale di dichiarazioni.

Anche in questa sostiene di essere uscita per vedere Patrick quella sera, accusa nuovamente Patrick di aver ucciso Meredith e insinua che forse anche Sollecito poteva essere presente.

Poco prima di mezzogiorno, ormai in arresto e in procinto di essere condotta alla Prigione Capanne, la Knox insiste per scrivere una terza dichiarazione dettagliata, questa volta in inglese.

La consegna allegramente a Rita Ficarra, la quale chiaramente non può leggerla dato che non conosce l’inglese. Nella dichiarazione, la Knox include questa affermazione incriminante, senza fare alcuna menzione ad alcun tipo di coercizione: “Le domande che hanno bisogno di una risposta, almeno per come la vedo io sono… 2. Perché ho pensato a Patrik?”

Gli avvocati della Knox non hanno mai messo profondamente in discussione questa versione. Durante il processo hanno accettato che non si fosse verificato nessun interrogatorio, lasciando trasparire che era stata la Knox a insistere per tutte e tre le dichiarazioni e non hanno mai approfondito le affermazioni in cui la Knox affermava di aver subito una coercizione.

Nel luglio del 2009, al processo, la Knox stessa cerca di cambiare quello scenario, a dispetto di giorni e giorni di testimonianze precedenti. Ovviamente non le credettero. Per le calunnie riguardanti Patrick Lumumba, il Giudice Massei emise una sentenza di un anno in più per lei, rispetto a Sollecito, successivamente emendata dal Giudice Hellmann a tre anni, che erano stati già scontati.

La Corte Suprema respinse il suo appello. A causa delle sue false dichiarazioni sarà pregiudicata a vita, con la possibilità di dover scontare altri anni di carcere.

Ora vi preghiamo di leggere la versione alternativa della Knox, quella per cui adesso è sotto processo.


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