Giuliano Mignini: L’Intervista di Lorenzo Lamperti

Libero

E’ stato scritto che avrebbe trattato con Raffaele Sollecito perché accusasse Amanda Knox in cambio di una pena più mite.

Ma ora il procuratore del caso Meredith, Giuliano Mignini, sceglie Affaritaliani.it per rompere il silenzio: “Nessuna trattativa. Bastava leggere bene il libro per capire che io non c’entro. Sono sconcertato da questa deformazione dei fatti”. E ancora: dubbi sulla colpevolezza di Amanda? “Se li ho, io chiedo l’assoluzione. Ho sempre creduto alla responsabilità di tutti e due”. La pressione in attesa della sentenza era esasperata: “Credo che i processi si facciano nelle aule di giustizia, non fuori”. Sia Amanda che Sollecito hanno scritto un libro sull’omicidio: “Sono scelte che ognuno fa e di cui è responsabile”.

Procuratore Mignini, negli ultimi giorni è stato scritto che lei avrebbe trattato con la famiglia di Raffaele Sollecito offrendo una pena più mite in cambio di una testimonianza contro Amanda Knox.

“Devo dire che a questo punto sono sconcertato da questa deformazione dei fatti. Bastava leggere quello che ha scritto Sollecito nel suo libro per capire che io non c’entro assolutamente nulla. Tra l’altro il padre di Raffaele ha smentito l’esistenza di una trattativa. Io però continuo a vedere dei giornali che pubblicano queste cose. Lasciamo stare quelli americani, sui quali è meglio stendere un velo pietoso, però mi sorprende che anche qui in Italia si parli di fatti che non si sono mai verificati. Il padre di Sollecito ha smentito in diretta televisiva, e comunque non c’erano neanche gli elementi di partenza per sostenere una cosa di questo genere”.

Quindi c’è stata una strumentalizzazione del racconto di Sollecito?

“Mi sembra evidente. E comunque la vicenda del processo Kercher è preceduta da quella del Mostro di Firenze [il 22 novembre si pronuncerà la Cassazione, ndr]. E’ da lì che è partito tutto. Io non ho mai detto niente, ma a questo punto non se ne può più. Sulla vicenda Meredith c’è stata troppa superficialità“.

Raffaele Sollecito parla di un avvocato che avrebbe trattato con la sua famiglia…

“Sono semplici illazioni di illazioni. E comunque non capisco come si sia potuto interpretare il racconto di Sollecito come riferito a me. A guardare bene le cose, al limite potrei essere io persona offesa da una millanteria”.

Sta valutando azioni legali?

“Ho novanta giorni, valuterò. Certo, devo prendere atto della smentita del dottor Sollecito. Quello che scrive suo figlio, almeno quello che riportano i giornali, non ha portata diffamatoria nei miei confronti. Il problema sta nella rilettura che ne è stata fatta. Basterebbe leggere correttamente per capire che stiamo parlando di semplici impressioni, non di fatti. Di concreto si fa riferimento solo ad alcune persone che non sono io”.

Quindi esclude l’esistenza di una trattativa segreta?

“Ma nella maniera più assoluta. Ma come, dopo la condanna e la richiesta in appello dell’ergastolo mi sarei messo a trattare? Ma su che cosa?”

Perciò non ha mai avuto dubbi sulla colpevolezza di Amanda?

“Non esiste, se ho dei dubbi io chiedo l’assoluzione. Io ho sempre creduto alla responsabilità di tutti e due”.

Il ricorso alla Cassazione si fonda anche sulla condanna di Amanda per calunnia.

“Quello è uno degli aspetti fondamentali del ricorso, che comunque è articolato in molti motivi. E’ un ricorso fatto molto bene. Vedremo quello che deciderà la Cassazione il prossimo 25 marzo”.

Fatto sta che si è creata una situazione singolare, nella quale Rudy Guede è stato condannato per concorso in omicidio ma secondo la giustizia i concorrenti non ci sono o comunque non sono Amanda e Raffaele…

“Sì sì, infatti. C’è Rudy Guede condannato come concorrente, Sollecito e la Knox assolti. D’altra parte Rudy Guede, come si è visto, non è nemmeno stato condannato per la simulazione del furto… Questi sono problemi che si vengono a creare con il rito abbreviato quando una parte della vicenda viene scissa dall’altra. Si tratterebbe, invece, di una vicenda unitaria”.

Sul processo c’è stata una pressione altissima. Crede che possa in qualche modo aver influito sulla sentenza?

“Non so se in concreto abbia influito. So che la Corte si è fatta questa idea, questa convinzione, che io non condivido. Certo, la pressione è stata esasperata. Credo che i processi si facciano nelle aule di giustizia, non fuori”.

Lei a caldo parlò di una sentenza “quasi annunciata”.

“Chi ha seguito il processo d’appello potrà fare le sue valutazioni. Secondo noi la sentenza di primo grado era corretta e completa. Vedremo che deciderà la Cassazione ma, al di là del processo, non posso accettare certe insinuazioni. Sono stato fatto oggetto di attacchi in maniera esclusiva. Rimango sconcertato, per esempio, quando ancora si fa riferimento a delle frasi che ho smentito anni fa dove collegherei l’omicidio di Meredith a un rito satanico. Cosa che non ho mai detto, ma nonostante questo lo si continua a scrivere”.

Si tratta di errori, superficialità, o qualcosa di più?

“Non è più possibile parlare di errori perché sono anni che smentisco queste frasi. A questo punto la cosa mi incuriosisce”.

In molti di fronte al libro di Sollecito e a quello di Amanda, che uscirà tra breve, storcono il naso e non trovano corretto lucrare su una tragedia come l’omicidio di Meredith. Lei che cosa ne pensa?

“Queste sono scelte che ognuno fa e di cui è responsabile. Mi limito a dire che il processo è in corso e bisogna aspettare la Cassazione”.


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