Traduzione Del Testo Originale Di Saul Kassin, Che Mette Evidenza Le Sue False Affermazioni

Come la storie di Amanda Knox e dei tanti altri condannati ingiustamente dimostrano, le confessioni false spesso hanno la meglio sul dato dell’innocenza degli imputati. Una ricerca recente focalizzata sulle loro conseguenze suggerisce che le confessioni sono molto persuasive, per effetto di una questione di logica e buon senso; che numerose confessioni false contengono racconti molto dettagliati e notizie di reato spesso molto precise che sembrano rivelare una conoscenza da colpevole; e che le confessioni, in generale, possono corrompere altre prove per la parte delle deposizioni di testimoni ‘laici’ [NdT: cioé, non professionali] e di periti forensi – producendo un’illusione di riscontro falsa. Quest’ultimo fenomeno, detto “inflazione del riscontro”, fa pensare che i requisiti del riscontro pre-dibattimentale, come pure il concetto di “errore innocuo” in appello, sono basati su una errata presupposizione di indipendenza tra i singoli elementi di prova. Oltre alle riforme delle pratiche di polizia rivolte a minimizzare il rischio di confessioni false proposte precedentemente, alcune misure dovrebbero essere adottate anche per contenere le conseguenze propagative di tali confessioni…

Meredith Kercher é stata trovata stuprata e assassinata a Perugia, in Italia. Quasi da subito la polizia ha sospettato Amanda Knox, la studentessa Americana di 20 anni, una delle coinquiline della Kercher (e l’unica ad essere rimasta a Perugia dopo l’omicidio). La Knox non aveva precedenti penali o di violenza e non aveva movente. Ma c’era qualcosa nel suo comportamento – tale una palese mancanza di affettività, un scoppio di singhiozzi, o la sua condotta fanciullesca e immatura – da indurre la polizia a credere che fosse coinvolta e che mentisse quando affermava di essere rimasta per tutta la notte insieme Raffaele Sollecito, il suo nuovo fidanzato italiano.

Armati di un prematuro giudizio di colpevolezza della Knox diversi funzionari della polizia interrogarano la ragazza a più riprese per quattro giorni. Il suo ultimo interrogatorio cominciò alle 10 della sera il 5 novembre, e durò fino alle 6 della mattina del 6 novembre, tempo durante il quale era sola, senza avvocato, interrogata a turni da una squadra di una dozzina di poliziotti, senza una pausa per mangiare o dormire. Da più punti di vista Knox era un sospetto vulnerabile – giovane, lontana da casa sua, senza famiglia, e costretta a parlare in una lingua che non parlava correntemente. Le hanno detto, mentendo, che Sollecito, il suo fidanzato, aveva ripudiato il suo alibi, e che c’era prova materiale della sua presenza sulla scena del crimine. E’ stata invitata a chiudere gli occhi e a immaginare come quel delitto orrendo avrebbe potuto verificarsi: un trauma, le hanno spiegato, che lei avrebbe ovviamente rimosso. Alla fine, lei crollò, piangendo, urlando, e colpendosi la testa. Nonostante la legge che esige la registrazione degli interrogazioni, la polizia e gli pubblici ministeri affermano che queste sessioni non erano registrate.

Due “confessioni” furono prodotte durante questa ultima sessione, descrivendo quello che la Knox chiamava una “visione” di sogno. Entrambi furono dattilografate dalla polizia – la prima a 1:45 della mattina, la seconda alle 5:45. La Knox ha ritrattato le dichiarazioni in una lettera che scrisse a mano non appena fu lasciata sola (“Per quanto riguarda questa ‘confessione’ che ho fatto ieri sera, voglio essere molto chiara che sono molto dubbiosa della veridicità delle mie affermazioni perche sono state fatte sotto la pressione dello stress, dello shock, e di estremo esaurimento.”) Notevolmente, niente nelle confessioni indica che lei aveva una conoscenza colpevole. Infatti, le dichiarazioni attribuite alla Knox erano sbagliate sui fatti riguardo ai particolari centrale significante (p.ex. ha citato come complice un uomo che era sospettato dalla polizia, ma che successivamente si é dimostrato avere un alibi impugnabile; ha fallito di citare un altro uomo, allora sconosciuto dalla polizia, il DNA di cui fu trovato ulteriormente sulla vittima). Ciononostante, Knox, Sollecito, e l’uomo innocente da lei coinvolto, furono tutti subito arrestati. In una stanza pieno di giornalisti, il capo della polizia annunciò: “Caso chiuso”.

La polizia aveva omesso di fornire alla Knox un avvocato o di registrare le interrogazione, e per questo le confessione attribuite alla Knox furono dichiarate inammissibili in corte. Tuttavia, il danno era gia fatto. La confessione avviò un indagine, un procedimento e una condanna tutti mirati a confermare l’ipotesi. L’uomo il cui DNA fu trovato sulla vittima, dopo aver dichiarato in modo particolare che la Knox non era presente, cambiò sua narrazione e implicò la Knox durante il suo processo. I periti della polizia scientifica dedussero che il DNA della Knox sulla impugnatura di un coltello trovato nel apartamento del suo fidanzato, conteneva anche il sangue della Kercher sulla lame, e che il DNA del fidanzato era sul gancio del reggiseno della vittima. Diverse testimoni occulare si sono fatti presenti. Una donna anziana ha detto che é stata svegliata da un urlo seguito dal rumore di due persone che correvano; un tossicomane senza tetto ha detto che aveva visto Knox e Sollecito nei pressi quella notte; un spacciatore pregiudicato a detto che aveva visto tutti i tre sospetti insieme; il proprietario di un supermercato ha detto che la mattina dopo ha visto Knox che cercava i prodotti di pulizia; un testimone ha dichiarato aver visto la Knox brandire un coltello.

Il 5 dicembre 2009, una giuria di 8 persone ha dichiarato Amanda Knox e Raffaele Sollecito colpevoli di omicidio. Le due erano condannati a 26 e 25 anni di carcere rispettivamente. Infine, il 3 ottobre 2011, dopo essere stati accordati un nuovo processo, furono assolti. Dieci settimane piu tarde, il corte d’appello italiano ha emesso un opinione di 143 pagine, redatto in termini vigorose, nel quale censurava il pubblico ministero e concludeva che non esistevano prove credibile, movente, ne teoria di colpevolezza plausibile. Per le quatro anni del loro incarcerazione, questa storia ha attirato l’attenzione internazionale (per visioni d’insieme esaurienti, si vede Dempsey 2010, e Burleigh 2011).

E’ ormai evidente che la cosidetta montagna di prove screditate che ha servito per condannare Amanda Knox e Raffaele Sollecito non era altro che un castello di carte costruito su una confessione falsa. La domanda posta da questo caso, e tanti altri casi simili, é questa: Perche le confessione false sconfiggono cosi spesso l’innocenza?

Terzo, importa rendersi conto che non tutte le prove sono ugualmente malleabile o sogetti all’inflazione della corroborazione. Nello stesso modo che la ricerca classica indicando che les aspettative possono influire sui giudizi delle persone, gli oggetti, e di altri stimoli che sono ambigui rispetto a quelli che costringono un certo percezione, la ricerca forense indica che l’ambiguità é una condizione moderatore. Gli testimoni occulari, quando sono chieste di riferire un accadimento o di decidere sull’identificazione sulla base di una tracce di memoria che non riescono a ritrovare, sono particolarmente malleabile di fronte alla prove di una confessione (Hasel & Kassin, 2009). Questo fenomeno fu evidente nel caso contro Amanda Knox. Quando la polizia hanno intervisto per la prima volta le coinquiline britanniche della Knox, nessuno di loro ha riferito un astio tra Knox e la vittima. Dopo la confessione molto pubblicizzata della Knox, pero, le ragazze hanno revelato “ricordi” nuovi, affermando alla polizia che la Kercher si sentiva a disagio con la Knox e gli uomini che quell’ultima portava a casa (Burleigh 2011).

Nei ultimi anni, gli psicologi sono stati critici dei problemi con l’esattezza, l’errore, la soggettività e il pregiudizio nei diversi tipi di prove in materia penale – incluso tra i piu importanti i prassi d’identificazione di testimoni occulare, prassi di interrogazione della polizia, e le cosidette scienze d’identificazione forense – tutto un insieme che a indotto Saks e Koehler (2005) a presagire un “prossimo mutamento di paradigma”. Per quanto riguarda le confessioni, sembra adesso che questo mutamento dovrebbe includere non solo le reforme che servono a minimizzare il rischio di confessioni false ma anche le misure mirando a contenere le conseguenze diffondente di quelle confessioni – come nel caso di Amanda Knox e altri che sono ingiustamente condannati.


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