Versione italiana della sezione del libro di Raffaele Sollecito, “Honor Bound” dedicata all’appello


Il rapporto di motivazioni del giudice Hellmann fu magnifico: 143 pagine di ragionamenti serrati che demolirono ogni singolo pezzo di prova contro di noi, e che con riferimento a quasi ogni questione tecnica presero le parti dei nostri esperti. Il rapporto strigliò sia la pubblica accusa, sia la corte di prima istanza per il loro affidamento ai congetture e ai nozioni soggettivi di probabilità invece di dipendere su prove solide. Perdipiù, il rapporto sferrò un attaco particolarmente severo su Mignini per aver denigrato il concetto stesso di prova oltre ogni ragionevole dubbio. Mignini aveva già scartato questo concetto come un inganno linguistico auto-determinante nel corso di uno delle suoi presentazioni alla corte. Hellmann fece notare che il dubbio ragionevole fa ormai - tardivamente - parte del codice penale italiano. Una causa stabilita unicament su probabilità, disse Hellmann, non é sufficiente e deve necessariamente condurre all’assoluzione del imputato o degli imputati.

La confutazione del rapporto della parte dell’accusa, presentato in appello un paio di mese dopo, fu quasi una cosa sbalorditiva.

Accusò Hellmann di abbandonarsi a argomentazioni viziosi, in quella vecchia falsità retorica conosciuta dagli antichi come petitio principii - cioè,sostanzialmente, partire dalla conclusione desiderata per poi andare a ritroso. Questa critica potrebbe essere applicata con molto più precisione a ciò che fecero l’accusa e il giudice Massei stessi: tutto - compresa anche la mancanza di prove - gli é servito di pretesto per dare appiglio agli loro argumenti sostenendo la nostra colpevolezza. Ma l’autore di quel rapporto della pubblica accusa, Giovanni Galati, scelse di non soffermarsi su queste ironie. Al contrario, preferii attacare Hellmann - io desideri davvero fossi solo scherzando su questo punto - per il suo aver ricorso al ragionamento deduttivo. Perdipiù, facendo ancora altre allusioni a grandi principi retorici, Galati si dichiarò insoddisfatto del fatto che la Corte d’appello avesse preso prove disponibili e avesse cercato di far seguire in modo logico un pezzo dopo l’altro. Devo supporre che Galati non sia un tifoso di Sherlock Holmes.

Galati sembrò furibondo che Hellmann avesse trovato inaffidabili gli “supertestimoni”. Sostenne che la difficoltà che Hellman terrò a proposito di Antonio Curatolo, il tossicomane della Piazza Grimana, non fu la sua incapacità di ricordarsi con coerenza i dettagli su quando e dove fossimo presumibilmente visti, ma piuttosto il “pregiudizio ingiustificato contro il modo di vivere del testimone” mantenuto del stesso Hellmann. Galati osò persino cogliere l’argomento di Curatolo, secondo il quale l’eroina non é un allucinogeno, per sostenere che Curatolo avesse dovuto dire la verità.

Tali argomentazioni, al mio parere, svuotino il discorso progredìto di tutte le sue valori. In onestà, non saprei descriverli in modo diverso. Nella mia esperienza, so anche che sono il fondamento del sistema giuridico italiano, e della la lingua particolare nella quale gli argumenti e controargumentazioni sono formulati ogni giorno. Non solo gli innocenti vengono incarcerati con preoccupante frequenza, mentre le persone colpevoli con altrettanto frequenza ottengono sospensione o assoluzione, ma anche i magistrati ed i giudici che fanno gli più strepitosi errori pagano raramente per i loro sbagli.


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