Ecco l’intervista integrale a Mignini che il reportage della CNN avrebbe dovuto rispecchiare #1





Il reportage della CNN si può iscaricare da qui. L’intervista è stata tradotta in inglese dai seguenti membri di PMF: Clander, Yummi, Jools, Thoughtful, TomM e Catnip.

4’09’’  CNN: Ci sono state molte storie su questo crimine, su quello che la gente pensa che e’ successo. Cosa pensa lei che sia successo veramente?

4’20’’  Mignini: Ma, io sono un magistrato del pubblico ministero che si e’ trovato.. all’epoca ero di turno quindi casualmente mi sono occupato di questa vicenda. Per me e’ un procedimento penale di cui mi sono occupato e mi occupo tutt’ora in grado d’appello.

4’49’’  E’ successo, e’ un reato che e’ stato commesso quindi vi sono state delle indagini che abbiamo cercato di condurre nel modo migliore considerata la situazione. E poi un processo che si e’ concluso in primo grado con la affermazione, con il pieno riconoscimento della ipotesi della procura. Quindi so che ci sono stati libri, ci sono stati anche dei film sull’argomento, ma questa e’ una cosa che mi interessa relativamente. Io faccio il magistrato del pubblico ministero che.. mi sono occupato di questa questione. Mi interessa da questo punto di vista, non altro.

6’30’’ CNN: Ma esattamente com’e’ il crimine che lei e i suoi collaboratori non dico.. ma capito, chi sono gli assassini e il perche’ di questo omicidio?

6’46’’ Mignini:  Io posso dirle quella che e’ stata la nostra impressione nel momento in cui io sono arrivato sul posto. Io sono arrivato praticamente, mi pare, credo verso le 14. 30 del 2 novembre, e mi sono trovato di fronte un delitto che e’ apparso subito, questa era l’impressione che ho avuto fin dall’inizio e che poi e’ stata confermata dal punto di vista delle indagini e del procedimento, un delitto di natura sessuale in cui vi era questa ragazza spogliata o quasi dei suoi abiti, questa ragazza giovane che era ricoperta da questa, da questa coperta. E l’altra cosa cosa che ci ha colpito, ci ha subito interessato, io questo l’ho detto anche in altre occasioni e lo ripeto perche’  l’ho detto anche nel processo di primo grado, e’ stata la effrazione che e’ apparsa immediatamente, quella scalata, quella simulazione di scalata con la pietra gettata sul vetro, attraverso due persiane che erano, che lasciavano passare uno spazio piuttosto circoscritto, piuttosto limitato, e’ apparsa subito come una simulazione.

8’38’’ Quindi c’era questo delitto di natura sessuale e una simulazione di una effrazione. Cioè gli autori o l’autore, in quel momento all’epoca noi eravamo alle prime valutazioni, era qualcuno che ha cercato,così ci è apparsa la situazione,  aveva cercato,…. così ci è apparsa la situazione, le indagini su persone sconosciute; mentre invece la casa, la porta della casa, era assolutamente integra, non c’era stata una forzatura, e questo ci ha fatto pensare, poi, col progredire delle indagini, perché le indagini sono, ci si arriva poi per approssimazione, piano piano, alla, all’accertamento dei fatti, era, abbiamo ritenuto che fosse qualcuno che conosceva la vittima e aveva interesse a orientare le indagini verso sconosciuti. 09’44’’Poi le indagini si sono, sono andate avanti. Ci sono stati altri aspetti importanti…si sono verificati, con.. che sono rimasti degli aspetti cardine della… di quello che si chiama l’impianto dell’accusa. Che poi da noi non è un’accusa, è un ufficio che ha anche il compito di accertare elementi a favore dell’indagato, durante le indagini.

10’19’’Quello che ci ha colpito oltre all’aspetto della simulazione, è quella serie innumerevole di contraddizioni, di incongruenze, nel racconto dei due ragazzi, dei due ragazzi che poi sono diventati i due indagati e poi imputati. E poi, in particolare, la calunnia, poi, quella che si è rivelata essere tale, una calunnia, posta in essere dall’imputata nei confronti del suo datore di lavoro di colore, Lumumba, Patrick D. Lumumba

10’53 Ecco, questo è. Poi gli elementi di cui si parla molto oggi, quegli elementi che sono costituiti dalle prove di carattere biologico, poi ci sono state anche prove, ci sono gli aspetti dattiloscopici, gli aspetti delle impronte, gli aspetti delle celle telefoniche. Questi aspetti sono…, soprattutto quello biologico, sono sopraggiunti in un secondo momento. Cioè, all’inizio quello che ha orientato le indagini verso queste persone e poi verso il soggetto di colore Rudy, Rudy Herman Ghede che…., erano, quello di Herman Ghede, è stato individuato attraverso il materiale biologico, che era stato rinvenuto. I due giovani sono stati, diciamo, fatti oggetto…. gli autori dell’omicidio, in base a quello che erano gli elementi che ci sono apparsi all’inizio delle indagini, cioè la simulazione, le contraddizioni riscontrabili nel racconto di Amanda in particolare, soprattutto quando lei racconta di essersi soffermata in casa, di aver fatto la doccia, nonostante tutto. E poi la chiamata, il comportamento che hanno tenuto, soprattutto la ragazza, in occasione dell’arrivo della polizia postale. E poi l’accusa, che ovviamente era un’accusa calunniosa nei confronti di Lumumba. Quindi tutti questi elementi ci hanno poi, hanno poi portato alla formulazione di queste accuse nei loro confronti, che sono state poi confortate dalle risultanze delle prove biologiche, delle prove scientifiche, fatte dalla polizia scientifica, che è quella, la polizia scientifica, che è quella che, il vertice della polizia scientifica nazionale, è quella che dipende direttamente dalla direzione di pubblica sicurezza del ministero dell’Interno. Noi avevamo anche la polizia scientifica locale, ma quella che ha operato è la polizia scientifica dipendente proprio, inserita nella pubblica sicurezza, quindi a livello centrale.

16’34’’ CNN: Prima che ci fossero le prove della scientifica, Lei è arrivato alla conclusione di Amanda knox, su istinto?,

17’00’’ Migtnini: Gli elementi scientifici sono sopraggiunti, io questo me lo ricordo, sono sopraggiunti via, via. Io adesso non saprei indicare.. mi pare per esempio che il discorso del coltello, quindi della traccia, il profilo genetico della vittima sulla lama e il profilo genetico dell’imputata sul punto in cui il manico del coltello si apre poi alla lama, quindi, mi pare che sia sopraggiunto abbastanza più tardi rispetto alle indagini iniziali. Però effettivamente il decreto di fermo,….che io.. che è il provvedimento col quale, in forze del quale i due giovani e, all’epoca, anche Lumumba che poi è stato scarcerato, sono stati portati nella casa circondariale, cioè in prigione, nel decreto di fermo non ci sono ancora elementi relativi alle indagini genetiche, ovviamente.

18’08’’ C’è, nel decreto di fermo e nell’udienza di convalida del fermo davanti al giudice per le indagini preliminari e poi nei primi mesi successivi nelle prime settimane delle indagini, c’è la convinzione nostra, mia e anche della squadra mobile, che il comportamento dei due ragazzi e, in particolare, questo effettivamente è,… era un particolare era più evidente ancora quello di Amanda, fosse tale per cui i due sono stati ritenuti coinvolti nel delitto. Quindi prima ancora, è stata una valutazione di quegli elementi iniziali che abbiamo avuto, a orientare le indagini verso di loro. Poi sono arrivate le conferme. E sono state conferme, alla fine delle indagini molto significative, molto numerose. Però all’inizio vi erano questi elementi, in particolare ripeto,  il discorso della simulazione.




20’13’’ CNN: E qual’era la prova, perché da quello che capiamo noi la prova scientifica non li segnala… a loro due…?

20’25’’ Mignini: Bhè, dunque: allora adesso io, elencare tutti gli elementi che sono stati rinvenuti, sarebbe, d’altra parte sono stati indicati nella sentenza della corte d’assise di primo grado. Emm, allora…

20’50’’ Il discorso della simulazione… Il discorso della simulazione, solo in quella casa, in quei giorni, cioè 1, 2 novembre, il 2 era venerdì, il 3 era sabato, il 4 era domenica, quel fine settimana del 2007, nella casa di Via della Pergola, c’erano soltanto Meredith e Amanda.  Perché le due ragazze italiane erano fuori di quella casa: la Filomena Romanelli era con il fidanzano in un’altra parte della città, è rimasta anche a dormire fuori, mentre Laura Mazzetti si trovava in provincia di Viterbo.

21’36’’ Quindi in quella casa, quella notte, c’era solo Amanda e la vittima. Amanda diceva di essere stata in casa di Sollecito che peraltro è a cinque minuti a piedi dalla casa di Meredith. Perché le distanze, bisogna tener conto delle distanze, bisogna andarci in questi posti, si vede che le distanze sono molto ridotte, molto limitate. Quindi, chi poteva avere interesse alla simulazione di un intervento di un estraneo? Solamente una persona che poteva temere di essere coinvolta nelle accuse. La porta di casa non era forzata, quindi questo è un elemento estremamente significativo. Poi ci sono, ripeto, le contraddizioni riscontrabili nelle dichiarazioni. C’è il fatto, poi si è, nel corso delle indagini è sopraggiunto il barbone, il clochard, che in maniera molto precisa ha indicato i due ragazzi, ha detto di aver visto i due ragazzi in pratica la notte fra il 1^ e il 2 a pochi metri dalla casa in cui si è svolto, in cui vi sarebbe stato il delitto, in ora compatibile con il delitto. Mentre i due ragazzi hanno detto di essere stati sempre a casa di Raffaele. C’è un altro particolare che all’inizio delle indagini una cosa che ci ha, diciamo accentuato gli elementi, è stato il fatto che in un primo tempo Raffaele aveva cercato di, diciamo, di, aveva detto di essere stato lui a casa mentre Amanda era rimasta fuori ed era tornata a casa di Raffaele mi pare verso le due di notte.

Quindi questo atteggiamento è stato mantenuto da Raffaele durante l’udienza di convalida e poi è stata abbandonata quando la linea difensiva di Sollecito è stata più diciamo, è stata di sostegno anche a quella di Amanda. Però in un primo tempo, Raffaele sosteneva, c’era questa posizione di distacco tra i due.

Poi altri elementi sono dati dal fatto, erano dati dal fatto che il barbone li aveva visti la notte del delitto in una posizione a pochi passi, a pochi metri dalla zona del delitto e in un orario, poco prima che avvenisse il delitto.

C’è una dichiarazione della signora vicina di casa, che sente un urlo in un orario compatibile con quello indicato, con quello che noi abbiamo ritenuto che fosse l’orario della morte di Meredith, cioè tra le 23.30 e mezza notte. E sente, questa signora, sente dei passi, c’è tutta una descrizione che ora non sto a ripetere perché è stata illustrata… piuttosto, è stata illustrata diffusamente in primo grado, lei sente dei passi di persone che alcuni si muovono, corrono, lungo la piazzola che sta di fronte alla casa del delitto, altri, corrono sulle scale, quasi contemporaneamente,  corrono sulle scale che son scale metalliche che si trovano sul garage e che poi portano praticamente in via Pinturicchio. Non so se lei è pratico di Perugia, ma credo di no. Quindi questo urlo che la signora sente, un urlo terribile e lo sente anche un’altra vicina di casa, in un orario, ripeto, compatibile, e questo correre contemporaneo di soggetti, da parti opposte, da parti diverse, lontane, ha fatto subito pensare alla, ha dato la conferma che ci fosse una pluralità di assassini, in sostanza.

26’09’’ Lo stesso Rudy, nei suoi interrogatori ha, mentre è rimasto sul vago, più o meno sul vago, nei confronti di Sollecito ha però poi nel corso dei vari interrogatori più o meno indicato abbastanza chiaramente Amanda come presente sul posto.
Quindi l’interrogatorio, poi ci sono stati interrogatori che sono stati condotti. Ne ricordo uno quello di Amanda in carcere che è stato un interrogatorio che mi ha, ecco, lei ha chiesto quali sono gli elementi che lei ha utilizzato per sostenere diciamo l’accusa, tra virgolette diciamo l’accusa, c’è anche l’interrogatorio a cui è stata sottoposta Amanda in carcere, alla presenza dei difensori, ovviamente, e che ha confermato il profondo turbamento nel quale lei si è sempre trovata ogni qual volta ha dovuto raccontare quello che è successo durante quella notte.

E poi ci sono stati i risultati non so, le impronte…le impronte sul tappetino del piede sporco di sangue, un particolare estremamente importante, di cui vedo che molti non hanno parlato ma che è estremamente importante, sono le macchie miste di materiale ematico, sul bagnetto vicino alla stanza del delitto, dell’imputata e della vittima.

31’00’’ CNN: nella stanza…

31’05’’ Mignini: Ma, diciamo, posso rovesciare il discorso: come si spiega il DNA, il profilo genetico della vittima sul coltello trovato in casa di Sollecito con il profilo genetico dell’imputata, nel punto della lama in cui si fa forza, non in cui si taglia…

31’40’’CNN: Quello è sicuro che fosse il coltello?

31’44’’ Mignini: Quello per noi è stato, io posso dire questo: intanto bisogna partire da una premessa: Amanda e Sollecito si conoscevano soltanto da 25 ottobre. Cioè noi pensiamo, perché questo è un particolare molto rilevante ai fini della rilevanza di questo reperto, perché noi pensiamo a un rapporto, non ci si pensa al fatto che in realtà si conoscevano da una settimana. E quindi questo coltello non è stato mai toccato in condizioni, le dico quello che a noi è risultato nelle indagini, io le parlo di quello che noi abbiamo accertato in sede di indagini, questo coltello non era mai stato toccato in condizioni normali da Meredith, non era mai stato portato in casa di Meredith, questo lo dicono le due coinquiline italiane, e come mai,  Meredith non era mai stata a casa di Sollecito, come mai c’era il profilo genetico di Meredith, quello che ha accertato la polizia scientifica sulla lama, e il profilo genetico dell’imputata sul punto dell’impugnatura che è quello dove la mano fa forza, non quando si esercita la pressione dall’alto in basso ma dall’indietro verso il davanti, cioè in una condizione analoga a quella in cui si colpisce, ecco. Quindi questo..

E io ho fatto, durante il processo di primo grado ho cercato sempre di far risultare con estrema chiarezza il fatto che questo coltello, il testimone, l’ispettore mi pare si chiamasse Armando Finzi è quello che ha fatto il sopralluogo in casa di Sollecito e ha trovato questo coltello. E io ho chiesto, aveva messo i guanti in quel momento, era il primo paio di guanti che usava in quel sopralluogo, era il primo paio di guanti, lui è andato, ha cominciato l’ispezione, non ha toccato altro, ha aperto la, il mobile dove c’era questo coltello, non mi ricordo se ne ha presi diversi, ma ha preso questo coltello che è stato subito, quindi con i guanti che erano stati messi in quel momento, è stato subito chiuso, sigillato, è stato portato alla squadra mobile dove, un altro poliziotto, il sovrintendente, mi pare, Gubbiotti, con la stessa tecnica lo ha riposto in un contenitore sigillato che è stato poi portato, è stato poi analizzato. E quindi , diciamo, questo perché ho voluto far risultare e questo mi pare la corte d’assise lo dice, ho voluto far risultare che non c’era stata possibilità di contaminazione da parte della polizia, della squadra mobile, per quanto riguarda questo reperto. 35’04’’ Anche perché, questo vorrei che risultasse, dal punto di vista dell’ordinamento italiano, la prova della contaminazione la deve dare chi la invoca. Cioè: io procura ho trovato il profilo genetico, tu difesa dici: ‘potrebbe esserci la contaminazione’,  me lo devi dimostrare. Cioè l’onere della prova si inverte: sei tu che invochi la contaminazione che devi provarlo. E questa prova non è stata mai data e non può, credo, non può essere data. Cioè è chi invoca un fatto che deve provarlo. [“Onus probandi incubi equi dicit, non equi negat”].




36’50’’ CNN: Di sicuro era materiale genetico di Meredith, non un materiale genetico che poteva essere consistente con quello di Meredith?

37’01’’ No, no, è stato così, è stato accertato dalla polizia scientifica in questo modo.

37’ 20’’CNN: Quindi i suoi detective sono andati nell’appartamento …

37’28’’ Mignini: No, il coltello è stato prelevato, poi è stato portato alla polizia scientifica, è stato mandato alla polizia scientifica di Roma.

37’40’’ CNN: Si però i suoi detective sono andati nell’appartamento ed hanno selezionato proprio questo coltello qui.

37’49’’ Mignini: Mi pare che ne siano stati prelevati alcuni, cioè non solo quel coltello. Mi pare, adesso non vorrei sbagliare. Mi pare che siano stati prelevati più coltelli, però uno di quelli sicuramente era questo, il reperto 36, il famoso reperto 36. E su questo reperto è stato trovato, e questa è la polizia scientifica che fa questa valutazione e io ritengo, faccio una parentesi.  Degli aspetti, io ho chiesto alla fine delle indagini, vista la complessità del caso, la risonanza del caso, ho ritenuto che fosse opportuno che vi fosse una collega ad affiancarmi, che è un sostituto come me. Io preciso, non sono il chief prosecutor, sono il sostituto procuratore perché sono stato presentato come il procuratore capo, ma io non sono il procuratore capo. Quindi ho chiesto di essere coadiuvato da una collega, che è Manuela Comodi,  e ci siamo divisi i compiti. Lei ha una notevole attitudine per questi aspetti di carattere genetico. E quindi l’aspetto, non so se avete notato nel processo di primo grado, le domande sugli aspetti genetici le ha fatte la collega. Io ho invece trattato la vicenda più generale e gli aspetti di carattere più investigativo. Quindi, perché ricordavo tutti i particolari delle indagini, perché avevo fatto io le indagini di persona. Però questi aspetti di natura genetica, di natura scientifica, noi ci affidiamo alla polizia scientifica e riteniamo che la polizia scientifica abbia operato con estrema professionalità. Io mi ricordo, per esempio, di essermi recato, ero sul posto, ho dovuto indossare anch’io la tuta e i calzari, una specie di cuffia, ma non una volta sola ma più volte, nello stesso momento in cui abbiamo fatto i sopralluoghi,… ricordo di aver indossato più volte ad esempio i calzari. E mi è stato… anche perché, a quelli che hanno operato è stato prelevato anche il DNA, quindi c’è anche il mio DNA. La dottoressa Stefanoni a prelevato il DNA di tutti per evitare che vi potessero essere, si potesse individuare il DNA di qualche operatore che quindi non ci entrava niente nella vicenda.

40’38’’ Quindi io ho la massima fiducia nella polizia scientifica perché il vertice della polizia scientifica in Italia, soprattutto la dottoressa Stefanoni che ha operato con grandissima professionalità e questi accertamenti sul materiale biologico sono stati fatti in contraddittorio, con i consulenti delle difese, sempre. E i consulenti delle difese io ricordo, e sono stato presente, a quanto ricordo, non hanno eccepito se non in analisi successive, non hanno eccepito nulla sul momento. Per esempio quando fu rinvenuto il famoso gancetto del reggiseno, c’erano i consulenti delle difese, per Sollecito c’era un consulente che poi è stato sostituito, non mi ricordo come si chiamasse, era piuttosto bravo, e ricordo che non fece nessuna osservazione. Cioè tutti questi accertamenti sono stati fatti in contraddittorio e le parti hanno avuto la possibilità di contestare quello che faceva la biologa della polizia scientifica, l’esperta di genetica forense della polizia scientifica.

42’06’’ Quindi mi pare. Io ricordo in particolare che, nel processo di primo grado, ho cercato di far risultare questo aspetto, cioè che il coltello era stato prelevato con la più assoluta correttezza. E credo che poi la stessa cosa sia successa nel laboratorio della polizia scientifica quando è stato analizzato.

44’16’’ CNN: io ho ancora difficoltà a capire come si può avere un crimine così orrendo e così sanguinoso senza che due dei sospetti lascino alcuna traccia.

44’30’’ Mignini: Guardi io poi dovevo aggiungere, poi bisogna, allora. Sul bagno delle due ragazze straniere, quindi di Meredith e di Amanda che è attaccato, a fianco della stanza del delitto, è stato rinvenuto materiale ematico di Amanda e Meredith, mescolato. Questo materiale perché è importante? E’ importante perché nello stesso racconto, nello stesso esame che fa Amanda, nel, mi pare, agli inizi di giugno del 2009, durante il processo di primo grado, lei dice che quando se ne andò, il pomeriggio del 1^ novembre da quella casa, quelle macchie non c’erano. Lo dice lei stessa. Quindi lei ritorna la mattina, dice di essere tornata la mattina, trova quelle macchie di sangue. Quelle macchie di sangue mescolato Amanda, vittima.

Poi, sul bagnetto, c’è una impronta di piede sporca di sangue, che la polizia scientifica ha attribuito a Raffaele, sul tappetino del bagno a fianco della stanza del delitto. Sul corridoio che porta alla stanza del delitto, che porta alla stanza di Amanda, vi sono impronte, adesso non mi ricordo, ci sono anche nella stanza di Amanda, mi sembra, ci sono impronte di piedi che sono state attribuite dalla polizia scientifica i due giovani, di piede sporco di sangue. E, di elementi, c’è anche un’impronta di scarpa, quella è stata, nella stanza del delitto. Di elementi ce ne stanno, cioè, come spiegare la presenza di questi elementi se i due ragazzi fossero rimasti estranei al delitto, fossero rimasti a casa? E un altro particolare: è un delitto, questo lo ha ormai stabilito la corte di cassazione, quindi non si può più mettere in discussione a questo punto, è un delitto compiuto da più persone. Io ho, durante il processo di primo grado, ho sentito questa impostazione, ho anche contrastato questa impostazione, che tendeva a trattare Rudy come unico responsabile. L’unico responsabile non è una persona sole ma sono più persone tra cui Rudy. Questo ormai è processualmente fuori discussione.




48’48’’CNN: Lui le chiede anche se ha anche trovato, cioè Sollecito forse aveva qualche taglio, ha controllato se aveva qualche taglio?

48’56’’ Mignini: La,…. si. Dunque: Laura Mazzetti, cioè la ragazza italiana di Viterbo, quello è un graffio, però,  si ricorda di avere visto sul collo di Amanda, questo lo ha raccontato poi è stata anche sentita, una specie di graffio a distanza di qualche giorno, mi pare tre o quattro giorni, si ricorda di avere visto questo graffio sul collo di Amanda che era stato visto anche, mi pare, da uno dei ragazzi marchigiani. E, in una delle foto scattate in occasione del sopralluogo della polizia, mi pare che si nota qualcosa. Comunque questa presenza di graffio di questa specie di graffio, viene indicata da Laura Mazzetti. Cioè lei si ricorda di aver visto Amanda che aveva questa piccola lesione al collo.

50’20’’ CNN: qualcuno dei suoi investigatori lo ha notatao?

50’25’’ Mignini: Gli investigatori non lo hanno notato perché, adesso, Amanda si teneva coperta, aveva, così è stata descritta anche dal commerciante Quintavalle, che era coperta. Però Laura Mazzetti l’ha vista e la ha vista anche, mi pare, se non sbaglio, o lo ha raccontato, questo ragazzo marchigiano che abitava al piano di sotto. Questa ragazza ha visto e lo ha raccontato poi in udienza. Tanto che c’è una foto poi anche.

51’44’’ CNN: La Knox era in contatto con la polizia diversi giorni dopo l’omicidio. E’ stata interrogata, portava sempre qualcosa che le copriva il collo?

52’00’’ Mignini: Mi pare di si, era questo per correttezza, era un segno che si vedeva non molto. Laura Mazzetti diceva di averlo visto bene. Bisogna tener presente anche che non ci si faceva attenzione automaticamente, perché non era vistoso come segno. Lei fu, è stata sentita come Raffaele Solleito e come tutte le persone che erano più o meno, che dovevano essere interrogate in quei giorni, dopo il delitto, sono state sentite una serie numerosissima di persone, fra cui le amiche di Meredith, le ragazze inglesi con cui lei era stata la sera dell’1 e la sera precedente del 31 ottobre. E, fra queste persone che sono state sentite, anche più volte, è stata sentita Amanda e Sollecito, Amanda in particolare è stata sentita più volte: la sera del 2, il 3, il 4 e poi la sera del 5 e la mattina, le prime ore del 6. Però ecco, io quello che volevo che, proprio ai fini della spiegazione, che, nell’ordinamento italiano, bisogna tener conto del complesso delle risultanze. Quindi ci sono le prove scientifiche, ci sono le dichiarazioni delle persone, dei testimoni, c’è l’interrogatorio, c’è il comportamento degli imputati.  Tutti questi elementi, non è solamente l’aspetto genetico che viene in considerazione. L’aspetto genetico insieme a tante altre, tutto si deve, è tutto un complesso di risultanze di vario tipo, che deve convergere verso una affermazione di una realtà che appare incontestabile. Questo deve essere, questo è importante da un punto di vista giudiziale. Cioè non è che la prova è la prova genetica, non è così. Ci sono le prove testimoniali, c’è il fatto che non poteva essere un solo elemento, e questo ormai è indiscutibile, e una delle posizioni della difesa dei due imputati, tendeva sempre a dire è stato un solo assassino che aveva fatto, era salito in quel modo assolutamente assurdo, non è credibile.

56’10’’ CNN: Sull’interrogatorio di Amanda, il quinto giorno, cosa è che l’ha fatta scattare, insospettire, e le ha fatto fare un interrogatorio più aggressivo?

56’26’’ Mignini: Vedo che non, dunque, allora, le ripeto quello che è successo. La sera del 5 novembre, la polizia doveva interrogare Sollecito, e la sera del 5 Sollecito io, quello che le dicevo prima, l’atteggiamento di Sollecito all’inizio era un atteggiamento, diciamo, diverso da quello che lui avrebbe assunto successivamente, cioè di una difesa solidale con Amanda, era una posizione diversa. Cioè la sera del 5, Sollecito fa una dichiarazione e dice ‘io stavo a casa, Amanda no’. Allora Amanda, aveva seguito, aveva ritenuto di accompagnare Sollecito dalla polizia e stava fuori. Quando la polizia ha sentito questa versione di Sollecito che in pratica,  Sollecito… ha con quel verbale che è, anche quel verbale in pratica, anche quest’atteggiamento, è più o meno rientrato nel processo anche questo, quando Sollecito ha fatto questa dichiarazione, la polizia si è insospettita. Cioè come mai Sollecito ci dice questo e ci dice ora che Amanda non era a casa con lui? Allora hanno chiamato Amanda e Amanda è stata sentita dalla polizia come persona non indagata, quindi senza difensore, perché la persona, il testimone, la persona informata sui fatti, durante le indagini, non si chiama testimone, si chiama persona informata sui fatti, è stata sentita dalla polizia che le ha sottolineato, le ha posto questo problema: come mai Raffaele dice un’altra cosa, ora tu dici che stavi con lui e Raffaele dice che non c’eri tu, che era lui a casa e che tu non ci stavi? Questo è il punto.

58’44’’ E allora ha fatto, è stata sentita in maniera, diciamo, abbastanza a lungo, adesso non ricordo quanto, dalle prime ore del 6 novembre 2007. Io non c’ero quando è stata sentita Amanda dalla polizia. Io mi trovavo, forse, stavo arrivando, perché sono stato chiamato dal dirigente della squadra mobile quella notte. Non mi ricordo quando sono arrivato io alla squadra mobile, ma credo che, credo che arrivai, forse arrivai, a interrogatorio d Amanda iniziato . Ma, la squadra mobile è piuttosto grande, io non mi trovavo nella stanza dove veniva sentita Amanda ma nella stanza del dirigente della squadra mobile, con il quale parlavamo delle indagini e cercavamo di programmare le indagini per i giorni successivi. Ecco, ora, a un certo punto mi avvertono, se ben ricordo, mi avvertono che Amanda aveva fatto il nome di Lumumba, aveva in pratica confessato di essersi trovata sul luogo del delitto in compagnia, con Lumumba, che lei aveva fatto entrare nella casa, questo è.  Poi vado avanti perché volevo spiegare come intervengo io. Quindi io non sono, non ho fatto l’interrogatorio,


Commenti



No comments yet.


Commenti

If you are reading this please log in to post a comment.

Smileys



Where next:

Click here to return to The Top Of The Front Page

Or to next entry I libri di Amanda Knox e di Raffaele Sollecito sotto processo in Italia

Or to previous entry Ecco l’intervista integrale a Mignini che il reportage della CNN avrebbe dovuto rispecchiare #2